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Soft skills: come valutarle durante un colloquio di lavoro

Della differenza tra soft skills e hard skills avevamo già parlato in un altro articolo, per questo qui abbiamo deciso di approfondire l’importanza delle soft skills come strategia vincente nel reclutamento dei migliori collaboratori per un’azienda. Orientate sul lungo periodo, infatti, le soft skills permettono di prevedere la capacità del candidato d’integrarsi rapidamente ed in maniera efficace all’interno della vostra squadra e di realizzarsi stabilmente nelle relazioni con gli altri collaboratori e all’esterno. Quali sono queste soft skills e perché rappresentano l’avvenire del reclutamento?

Tutto quello che c’è da sapere sulle soft skills

Per definire le soft skills occorre capire che cosa sono le «hard skills»: si tratta delle competenze accademiche maturate dall’individuo durante i suoi corsi negli istituti superiori o nell’ambito delle sue esperienze professionali in azienda. Tali competenze sono qualificabili e quantificabili grazie a diplomi, certificati, pubblicazioni e possono dunque essere rapidamente esibite. Dall’altra parte ci sono le famose «soft skills», meno formali e spesso addirittura sconosciute allo stesso individuo. Si tratta di aspetti della personalità come la leadership, l’empatia, il carisma e così via. Se le aziende anglosassoni reclutano già «in modalità soft skills», per noi ci vorrà del tempo prima di seguire la corrente e reclutare sulla base di questi criteri. Tuttavia, che cosa definisce un buon manager, un collaboratore efficiente e affidabile se non la sua personalità? Nessun diploma potrà predire le capacità di ascolto, la pedagogia, l’empatia, l’adattabilità, la creatività o ancora la gestione dello stress. Allora per reclutare i candidati sulla base delle soft skills, quali profili privilegiare?

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Scommettete sui candidati vincenti: privilegiate i profili atipici

Si sente parlare spesso di «profili atipici»: ma quali sono e in cosa si differenziano dai casi “convenzionali”? Hanno un look o una storia eccentrica? Nient’affatto! I profili detti atipici sono quelli che hanno dei percorsi poco classici: viaggi numerosi, cambiamenti di carriera, pochi diplomi. Sono generalmente quei candidati che non superano la prima shortlist definita da una segmentazione ben precisa. Normalmente, questa prima selezione è realizzata sulla base di competenze e diplomi per poi individuare fra loro la perla rara; un metodo perfettibile che ha i suoi limiti. Perché non continuare in questa logica? I mestieri cambiano, le competenze si evolvono e per comprendere il mercato di domani, bisogna reclutare collaboratori inclini ad abbracciare questo cambiamento e nessun diploma predice questa capacità d’adattamento. Se allora questi profili trascurati fossero dopotutto i talenti che cercate?

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Spesso polivalenti, volenterosi, di larghe vedute e molto curiosi, i profili atipici apportano un vero e proprio plus-valore alla vostra azienda e una «boccata d’aria» attraverso una visione innovativa e fresca. Alcuni reclutatori però, ancora si tengono lontani dall’assumerli nonostante «essi apportano uno sguardo esterno e idee innovative», come sottolinea Jean Du Boucher, fondatore dell’agenzia di reclutamento Quoridge. I profili atipici sono altresì pronti ad impegnarsi enormemente per la vostra attività, poiché sono grati e pieni di brio all’idea di entrare a far parte di una società che ha senso e dà senso.

I primi settori a reclutare i profili atipici sono l’informatica, la distribuzione, la banca e la ristorazione poiché sono i primi ad essere digitalizzati e a soffrire della mancanza di profili qualificati. Dal momento che le competenze evolvono rapidamente, si privilegiano allora le persone che sapranno formarsi rapidamente ed essere operative e a proprio agio con le loro funzioni e con il resto della squadra.  

Come valutare un candidato sulla base delle sue soft skills?

Per valutare il vostro candidato sulla base delle sue soft skills, dovete porre le domande giuste al momento del colloquio di preselezione o di quello faccia a faccia. Valuterete allora questi differenti criteri:

  • L’iniziativa: il vostro candidato è meticoloso nel proprio lavoro? È capace di riconoscere i propri errori e di correggerli senza che gli si domandi di farlo? Potete chiedergli quali differenti passi compirebbe per ovviare ad un problema, qualora dovesse lavorare nella vostra azienda.
  • L’abilità ad imparare dai propri errori: prendetevi il tempo necessario per valutare l’umiltà e la flessibilità del vostro candidato. È capace di accettare i propri errori e di imparare da questi?
  • La reputazione: per valutare un candidato sulla base delle sue soft skills, dovrete verificarle consultando la sua cerchia di amici. Nello stesso modo in cui verificavate i suoi diplomi, potete anche controllare i tratti della personalità che egli mette in evidenza. Non esitate a monitorare la sua reputazione nei social network ed in particolar modo in Linkedin: chiedete indicazioni ai suoi vecchi colleghi, contattate la sua cerchia di amici!
  • Le competenze di comunicazione: verificate che il vostro candidato abbia capacità di comunicazione importanti e elevate come una buona eloquenza, una buona penna ed un’ortografia accurata.

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Quali domande porre per valutare le soft skills?

Al momento del colloquio, valuterete rapidamente le soft skills ponendo domande di psicologia comportamentale, ossia quelle che si concentrano sulle esperienze di vita reale. Queste simulazioni sono probabilmente il mezzo più efficace per valutare i criteri sopra citati durante il colloquio. Otterrete un quadro affidabile del modo in cui il candidato lavora sotto pressione, come comunica e quale sia il suo senso etico.

Ecco alcune domande che vi aiuteranno a comporre il vostro questionario:

  • Potete descrivere un momento in cui avete avuto un problema con uno dei vostri supervisori e che cosa avete fatto per risolverlo?
  • Parlatemi di un momento in cui avete avuto difficoltà a far lavorare gli altri su un problema critico e come l’avete gestito.
  • Potete descrivermi il leader con cui avete lavorato che più vi ha ispirato e che cosa avete imparato da questa persona?
  • Descrivetemi la difficoltà più grande che avete dovuto affrontare nel corso di una delle vostre esperienze professionali e come ne siete usciti.
  • Quando commettete un errore, come gestite la situazione e come affrontate il seguito?
  • Avete già affrontato una situazione difficile con un cliente? Come avete saputo gestire la situazione?

Siete quindi pronti a reclutare in «modalità soft skills»? Per aiutarvi ad individuare i Top Talents, scaricate gratuitamente il la nostra guida che vi offrirà tutte le soluzioni digitali per reclutarli.

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Pubblicato da Daniele Matteucci
il 25 gennaio 2017

Categoria
soft skills, colloquio, Articoli

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