gioco come recruiting
2 novembre 2017 / / Articoli, gamification

Si può fare selezione del personale “giocando”?

Una delle trasformazioni più interessanti che ha investito il settore delle risorse umane è il nuovo tipo di approccio che molte aziende stanno adottando per selezionare il personale da inserire al loro interno, ovvero il “gioco”. La nuova tendenza dice addio al vecchio metodo focalizzato sul tradizionale esame dei titoli di studio per concentrarsi invece su quello che è il reale potenziale dei candidati. Come si svolge? Semplice: giocando.

Gaming come nuovo approccio per selezionare talenti: funziona?

Per sua natura il gioco elimina lo stress, consente quindi al candidato di esprimere sé stesso al meglio, libero da ansia e tensioni varie tipiche del colloquio tradizionale. Il recruiter deve quindi essere bravo a usare i vari elementi del gioco come strumenti di valutazione e nel corso del colloquio-gioco deve interpretare i feedback di varia natura che arrivano da parte del candidato.  

recruiting gamification

Alcune aziende che hanno sfruttato il "gaming" per fare recruiting 

Avreste mai pensato fosse possibile fare un colloquio seduti all'interno di una macchina lanciata a tutta velocità? Ci ha pensato Audi in “The faster interview ever”.

Molto meno avventuroso è il “Google Code Jam”, contest ideato per scovare nuovi talenti. I partecipanti potevano vincere una somma fino a 50mila dollari e anche un lavoro da Google che nel frattempo analizzava le loro competenze.

MSC Crociere ha invece ideato “Inner Island”: all'inizio del gioco i partecipanti dovevano descrivere la loro vacanza ideale raccontando in questo modo qualcosa di loro, successivamente dovevano affrontare dei mini giochi da cui emergevano le loro capacità logiche e matematiche, infine veniva chiesto loro di esporre qualche idea per migliorare la vacanza.

Facteur Academy” è invece il progetto del servizio postale francese Farmapost. In questo caso la gamification è stata utilizzata non per scovare talenti, ma per risolvere un problema interno: era stato rilevato che circa un quarto dei dipendenti abbandonava il lavoro dopo il periodo di prova. Nel gioco i potenziali dipendenti dovevano far finta di essere impiegati postali per una settimana: l'azienda ha affermato di aver registrato, in seguito a questo progetto, un calo delle dimissioni dal 25 all'8 per cento.

Heineken ha invece organizzato una campagna di recruiting mascherandola da campagna marketing. Con il progetto “Go Places” ha cercato di far capire ai partecipanti perché lavorare in Heineken possa essere qualcosa a cui ambire. Di fatto si è trattato di un tour che ha ripercorso i punti salienti della storia dell'azienda grazie anche alla collaborazione dei veri dipendenti. I partecipanti dovevano rispondere a 12 domande come in un quiz con il tempo in scadenza, al termine della prova veniva delineato un profilo che, se attinente alle posizioni lavorative aperte, poteva portare a un vero colloquio.

Perché proprio adesso si parla di gaming associato al recruiting?

La risposta è semplice: per essere al passo con i tempi.
Molte aziende hanno ben pensato di utilizzare i giochi interattivi digitali non solo per valutare i candidati, ma anche per formare i propri dipendenti, coinvolgerli e motivarli. In tal senso la gamification è da considerare come una rivoluzione perché introduce nel luogo di lavoro elementi nuovi come passione per il gioco, il divertimento, la competizione sana, tutti elementi che stimolano la realizzazione personale e il raggiungimento dei propri obiettivi. 

Pubblicato da Gaetano Angiuli
il 2 novembre 2017

Categoria
Articoli, gamification

Seguitemi su :

Commenta per primo

La tua email non sarà pubblicata. I campi indicati con * sono obbligatori