Resistenza al cambiamento

Mamma vs google home: resistenza al cambiamento vs intelligenza artificiale

Ebbene si, sto insegnando a mia mamma a conoscere ed utilizzare l’intelligenza artificiale tramite… il mio dispositivo Google Home.Resistenza al cambiamento
L’esperienza si sta rivelando davvero interessante: da una iniziale diffidenza e sospetto (“cos’è quel ‘coso’ lì? Un altro soprammobile attira-polvere?”) a causa della non conoscenza delle sue potenzialità e dei suoi rischi; siamo passati ad un progressivo interesse man mano che le mostravo, passo passo, cosa poteva fare nella vita di tutti giorni.
Adesso lo utilizza costantemente (“Ehy Google, accendi la luce!”; “Ehy Google, metti le canzoni di Lucio Battisti”; “Ehy Google metti la sveglia alle…”).

In lei e nell'approccio all'intelligenza artificiale di Google, ho potuto osservare tutta la difficoltà di approcciarsi a qualcosa di nuovo, all'importanza di non sentirsi solo nel processo di conoscenza, fino all'essere autonomi costruendosi la propria zona di comfort. Per poi ricominciare da capo.

La resistenza al cambiamento

In psicologia la resistenza al cambiamento viene definita come "la tendenza di un essere umano a trovarsi in una condizione di equilibrio che ottiene dopo una serie di aggiustamenti interni. Quando questo equilibrio non è più funzionale, quindi, la persona tenderà a boicottare il cambiamento perché l'equilibrio raggiunto, anche se non più funzionale, la rassicura".

Il concetto di ‘resistenza’ implica, già al suo interno, uno scontro tra forze che si oppongono tra loro, causando uno stato di blocco momentaneo. La resistenza è considerata tutt'oggi il principale ostacolo alla riuscita della cura psicoanalitica: è la forza che si oppone al lavoro analitico volto alla guarigione e al superamento del blocco della persona, quasi come se ‘restare’ con il proprio male fosse la soluzione desiderata e voluta dal paziente stesso.
Questo atteggiamento di resistenza al cambiamento, può assumere diverse forme nell'arco dell’esistenza di ciascuno di noi, anche all'interno del proprio ambito lavorativo.

Perché resistiamo al cambiamento nel mondo del lavoro?

“Meglio una infelice certezza che una felice incertezza” recitava un post di Facebook che è apparso qualche mese fa all'interno del mio feed, ma sono certo siano punti di vista: ricordo questa frase perché ne rivivo la sensazione di angoscia e mancanza d’aria che ho provato nel leggerla.
No, io non scelgo una ‘infelice certezza’ ma cerco e provo a costruirmi una felice realtà. Per farlo, però, la strada è una sola: affrontare ciò che ci rende infelici nella quotidianità e cambiarlo, fino ad arrivare a metterci in gioco al punto che può essere necessario cambiare noi stessi per arrivare ad nuovo punto di partenza.
E questo rende tutto il ‘viaggio’ incerto.Resistenza al cambiamento

Un bel rompicapo. Ma assolutamente necessario, oggi più che mai.

Il lavoro che facciamo tutti i giorni è un terreno fertile per imparare a vivere e vincere questa resistenza al cambiamento, all'incertezza. Basti pensare a come è cambiato il lavoro negli ultimi 20 anni: dall'utilizzo del laptop si è progressivamente passati all'utilizzo di device sempre più contenuti nelle dimensioni ma potenti, fino all'utilizzo degli smartphone con cui, ormai, è possibile fare quasi tutto. Una rivoluzione mastodontica a pensarci bene, che ha coinvolto tutte le generazioni impattando direttamente e in modo deciso sulla loro attività lavorativa quotidiana.

I 3 pilatri 'HR' per abbattere le resistenze al cambiamento in ambito lavorativo

La strada da percorrere è sicuramente piena di insidie e lunga, ma con i giusti accorgimenti e le giuste ‘guide’ è possibile percorrerla tutta, indenni. L’HR deve essere responsabilizzato a svolgere il ruolo di guida in questo obiettivo di abbattimento delle resistenze, fornendo supporto e soluzioni in grado di aiutare le persone a vincere la paura ed approcciarsi al cambiamento in atto. Per poter ricoprire questo ruolo, però, è necessario che l’azienda decida convintamente di intervenire su questi tre pilastri fondamentali:

  1. Mentalità e cultura
  2. Atteggiamenti positivi
  3. Formazione continua

La mentalità e la cultura sono due aspetti basilari delle imprese, che le caratterizzano e le rendono uniche, sia in una prospettiva positiva che in una negativa.
L'azienda, quindi, deve costruire insieme alle proprie persone una cultura inclusiva che le supporti e le accompagni anche nei momenti di maggiore difficoltà, proprio come l’approccio al cambiamento in questione.

Gli atteggiamenti positivi sono strettamente legati al comportamento delle persone con un ruolo di responsabilità riconosciuta e dei Leader: gli atteggiamenti devono essere di guida e di supporto ai collaboratori e ai team, non giudicanti ed escludenti.
Le imposizioni di potere ottengono risultati negativi e non fanno altro che generare fraintendimenti oltre che ambienti pesanti e poco positivi ed ispiranti.
Ma si tratta anche di atteggiamenti pratici: utilizzare per primi i nuovi strumenti digitali, cercare di capirne attivamente il funzionamento, coinvolgere i/le colleghi/e nel progetto e valorizzarne le esperienze, ecc.

Infine l’attenzione ad una formazione continua ed efficace: la formazione è lo strumento più potente che le aziende possono utilizzare per dare competenze alle persone e, quindi, maggiore sicurezza grazie alla conoscenza.

Il momento di cambiare è adesso!

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali, accettiamo di vivere nell'infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato,Resistenza al cambiamento saccheggiato, tornando poi a essere se stesso e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono. La distruzione è la via per la trasformazione”.

Lo ha scritto Elizabeth Gilbert e lo abbiamo potuto leggere nel libro “Mangia, prega, ama - una donna cerca la felicità”. L’opportunità quotidiana che ci viene offerta in questo tempo è quella di conoscere, apprendere, trasformarci e ripartire, anche nel mondo del lavoro e all'interno delle professionalità a cui sentiamo tendere.

Noi non siamo per sempre gli stessi professionisti e non siamo un job title o un ruolo aziendale.
No.
Noi siamo noi stessi, cambiamo i nostri gusti, le nostre passioni, i nostri obiettivi, nel corso del tempo e, con essi, dobbiamo imparare a conoscere le potenzialità del mutamento e non temerle ma farle nostre per crescere e superare i nostri limiti.

Per essere i protagonisti del nostro futuro.

Pubblicato da Mattia Murnigotti
il 8 febbraio 2019

Categoria
Articoli, artificial intelligence

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