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HR Manager: l'allenatore che contribuisce alla vittoria del team

“Vincere è sempre importante ed è raramente frutto del caso. Puoi essere fortunato una volta, due, ma le vittorie sono sempre il frutto di un lavoro, di un gruppo formato al quale si contribuisce come allenatore” (Marcello Lippi)

E se ad affermare l’importanza fondamentale del lavoro minuzioso e della costruzione di un gruppo unito è uno degli unici 3 allenatori italiani che sono riusciti a conquistare un mondiale di calcio, c’è da credergli.

Ma cosa significa lavorare minuziosamente, costruire un team di lavoro solido e come l’HR può ricoprire il ruolo di Allenatore che contribuisce alla vittoria finale?

Cerchiamo di fare un passo per volta.

Alex Cora e l'analisi dei dati in campo

L’analisi dei dati è lo strumento più rivoluzionario ed efficace su cui anche il mondo dello sport ha impattato negli ultimi 2-3 anni. Ne è un esempio la grande richiesta odierna, nel mondo sportivo, di figure professionali quale il Match Analyst che aiuta tutto lo staff, soprattutto l’allenatore, a comprendere ciò che accade “tra le righe” in una partita, analizzando situazioni tattiche e gesti tecnici, al fine di poter prendere le migliori contromisure in base all'atteggiamento dell’avversario. Si tratta di una figura professionale che lavora per cercare di limitare sempre più le situazioni di casualità durante un match, provando a portare il vantaggio al proprio team circa l’andamento delle situazioni di gioco che si verificheranno (nonostante questo, però, ogni sport continua a nutrirsi dell’elemento imprevedibile che lo rende magico ed unico in ogni sua manifestazione).

Un esempio concreto del valore di questo tipo di lavoro sui dati prodotti dai dipendenti di una società (anche gli sportivi professionisti rientrano in questa categoria) riguarda l’allenatore di Baseball Alex Cora. Il Tecnico dei Boston Red Sox ha giocato fino al 2011 come atleta professionista in diverse squadre americane per poi proseguire la sua carriera come Coach e facendo la gavetta. Nel 2017 la proposta impossibile da rifiutare: allenare una delle squadre più blasonate del massimo torneo nazionale.

E’ interessante notare come già durante l’annuncio del suo ingaggio, la dirigenza si fosse accorta della particolarità del suo approccio al lavoro e delle novità che caratterizzavano il suo lavoro: “Ci ha fatto una grande impressione durante il primo colloquio avuto con lui. Si è guadagnato molto rispetto per la capacità che ha mostrato di usare l’analisi sui dati e per la sua abilità nel comunicare sia con i giovani che con i veterani”.

Cora ha saputo cogliere l’aspetto principale dell’analisi dei dati: mescolare dati freddi con le caratteristiche umane dei suoi giocatori. Questo ha permesso di trovare la comprova di un situazione anomala, che produce risultati non positivi, e porla in relazione con gli attori del Team ma non per puntare l’indice e tagliarli dalla rosa, bensì per lavorare con loro al miglioramento individuale e, quindi, di gruppo.

Josh Bernoff, nel suo approfondimento sul lavoro svolto dal Coach, ha fatto un'analisi accurata fino a coniare il neologismo Coralytics:

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“Alex Cora ha insistito nel credere al battitore Jackie Bradley, Jr., durante la stagione, nonostante la sua bassa media in battuta: Bradley è uno dei migliori di sempre, ma fino al quel momento, quando ha messo fatto il suo gioco, le palle sono state troppo spesso catturate. Cora e il suo staff hanno aiutato Bradley a fare quegli aggiustamenti che hanno migliorato la sua media di battute nella seconda metà della stagione, fino a farlo diventare l'MVP della serie in cui i Red Sox hanno vinto il gagliardetto della Lega americana”.

Solo i dati non bastano: occorre il team ed un obiettivo comune

Questo il concetto già presente nell’esperienza di Alex Cora  ma ancora di più in quella di un vero e proprio ‘genio’ del panorama sportivo europeo e calcistico, Jürgen Klopp.

Nato e cresciuto in Germania, inizia la sua attività da professionista come giocatore di calcio ma senza ottenere grandi risultati. Nel 2001 la sua carriera subisce una svolta: la società per cui era dipendente, il Mainz, gli propone di diventare allenatore ad interim fino al termine della stagione in corso ma i suoi risultati gli hanno permesso di rimanere in carica per ben 7 anni.

Fin dagli inizi di carriera come allenatore, la sua forza era la capacità di lettura analitica dei dati riscontrabili negli allenamenti e la capacità di creare un team affiatato e positivo, pronto a lavorare duro per raggiungere gli obiettivi comuni come una salvezza nel massimo campionato tedesco a cui la società non aveva mai partecipato prima:

“Nell’estate del 2004 portai per 5 giorni la squadra su un lago in Svezia, dove non c’era energia elettrica, dormivamo in tenda e senza cibo. Dovevamo pescarcelo. Era la prima Bundes del club in 100 anni di storia, sognavamo di salvarci. Volevo costruire un gruppo d’acciaio. Di notte in tenda era scomodo: pietre e radici ovunque. Ma così costruii un team unito e alla fine arrivammo undicesimi. Se vuoi risultati eccezionali devi vivere emozioni speciali insieme. Puoi parlare di spirito di gruppo, oppure puoi viverlo”.

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Questo riguardo per la costruzione del team è confermata anche da Pepijn Lijnders, assistente del tecnico tedesco: “Jürgen si interessa alla tattica e al campo per il 30% del suo tempo, per il restante 70% si dedica al team-building”.

Diventa fondamentale per ogni Manager e Leader passare da un’attenzione quasi spasmodica e totalizzante sulle attività tecnico-specialistiche al prendersi cura dei propri collaboratori e del proprio team, curandone gli aspetti relazionali e di crescita umana.

Un vero e proprio cambio di prospettiva e di cultura, sempre più necessaria per rendere concretizzabili gli obiettivi nel ‘nuovo’ mercato del lavoro.

Come può l’HR diventare l’allenatore per far vincere il proprio team?

In altre parole, come può l’HR contribuire alla realizzazione del business aziendale attraverso la soddisfazione delle persone che animano l’azienda? HR deve, prima di tutto, prendere coscienza di essere il portatore della ‘sindrome della felicità’: ( o ‘sindrome della soddisfazione’): la capacità e l’attenzione concreta nell’aiutare il prossimo ad essere felice. HR deve consapevolmente conoscere la sua nuova, principale, missione: unire le persone e renderle felici, soddisfatte delle loro opportunità e possibilità all’interno del proprio ambiente di lavoro.

Di seguito i 3 suggerimenti concreti per attivare la ‘sindrome della felicità’ per ogni professionista HR:

  1. Prenditi cura delle persone in azienda
    Chiedi, informati, parla con loro. Interessati in modo autentico a come stanno le persone con cui lavori
  2. Fai in modo tale che le persone possano crescere
    Lavora con loro sul giusto atteggiamento da tenere all’interno del Team, offri continue opportunità di miglioramento per le loro capacità tecniche e trasversali, sfida queste capacità a migliorarsi costante sul campo (con attività e progetti sfidanti e arricchenti), porta la cultura del feedback che deve man mano diventare feedforward
  3. Fai accadere i risultati
    Porta il tuo Team, la tua squadra, a realizzare ciò che nemmeno i componenti della stessa potessero immaginare di fare. Per introdurre questa mentalità, comunicate e dimostrate loro che possono superare i loro limiti e che la ‘sconfitta’ è solamente una questione di testa, mentre la ‘vittoria’ è una questione di cuore.

 

 

Pubblicato da Mattia Murnigotti
il 4 luglio 2019

Categoria
Articoli, comunicazione interna

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