lavoro dei sogni e realtà
21 maggio 2019 / / Articoli

Dicotomia professionale: “il lavoro dei sogni” vs “professione con futuro”

A chi non è stato chiesto da bambino “cosa vuoi  fare da grande?”: veterinaria, calciatore, tester di videogiochi, giornalista...Man mano che gli anni passano, i nostri desideri cambiano, appaiono nuove passioni, progetti e idee del futuro che segnano il nostro percorso professionale.  Esiste una piccola parte di fortunati che hanno le idee chiare sulla propria vocazione e intraprendono il cammino verso il “lavoro dei sogni”; tuttavia, per il resto non è così facile e la praticità della società spinge i giovani verso le professioni più richieste, le cosiddette “professioni del futuro”. Il ministero del lavoro e dell’educazione si incaricano di orientare i giovani che non hanno le idee chiare verso lavori con un maggior deficit di professionisti.

A cosa vuoi dedicarti? - A una professione per la quale mi assumano!

È certo che i lavori di seconda classe non esistono: laddove ci dedichiamo a quello che abbiamo voglia di fare e ci sforziamo, non c’è nulla di cui vergognarsi.  Forse non esistono i lavori da sogno, bensì sogni sul lavoro che ciascuno di noi alimenta nella libertà che offre la propria professione (o la ricerca di questa).  Gli studi ci incamminano, il tempo passa e la vita ci mostra altri percorsi che potrebbero renderci più felici, echi di passioni della giovinezza, desideri non esauditi...però per fortuna, non è mai tardi per “riciclarsi” professionalmente.

Per molto tempo, le generazioni che ci hanno preceduto hanno accettato di rinunciare a questi desideri in nome della rispettabilità sociale, la dignità del lavoro e la responsabilità familiare.  Ora che la globalizzazione ha diluito le frontiere, i professionisti no si limitano a inseguire il lavoro dei sogni nel territorio nazionale.  Questa flessibilità, insieme alla grande offerta di lavoro all'estero, ha rafforzato l’idea che la “riconversione”, “rotazione” o “riciclaggio” dei professionisti non sia una conseguenza del fallimento professionale, bensì una decisione motivata dalla ricerca del senso della vita.

lavoro dei sogni e realtàTuttavia, qualcosa non è ancora cambiato: il destino dei profili meno qualificati. Stiamo parlando dei lavori che i candidati con una maggiore formazione non desiderano realizzare, non perché siano lavori indegni o di seconda classe ma perché, spesso, sono più duri e meno gratificanti.  Questi profili con una minore preparazione sono di solito assunti per lavori con una mancanza di professionisti, a condizione che possano essere qualificati attraverso formazioni interne.

Il fatto che ci sia un’alta richiesta per lavori di bassa qualificazione, rivela che sono molti i candidati che aspirano a qualcosa di più di uno stipendio a fine mese; questi candidati preferiscono investire più tempo nella propria formazione per poter aspirare a professioni che li facciano sentire realizzati professionalmente e non solo per il fatto di contribuire alla società.  Con ciò non ci riferiamo a un ideale di successo individualista ma alla ricerca della realizzazione professionale, a spese dell’opinione generale. Hakuna Matata, vivi e lascia vivere!

E tu, cosa vuoi fare? - Un lavoro che mi appassioni!

È quello che la maggior parte di noi risponde, tuttavia, non tutti possiamo essere stelle del rock o astronauti. Il mercato lavorativo ha delle previsioni ed è necessario fornire l’accesso delle generazioni future alle industrie in via di sviluppo, soprattutto per coloro i cui sogni sono ostacolati dai mezzi finanziari e dalle qualificazioni.  Inoltre, in alcune occasioni, accettare un lavoro “alimentare” ha i suoi vantaggi, può essere un mezzo economico per incamminarci verso il nostro vero sogno, può apportarci una qualità di vita o addirittura farci scoprire una nuova vocazione.

lavoro dei sogni e realtàUn lavoro è sinonimo di autonomia, poter fare scelte di vita e, soprattutto, evolvere, ma non solo professionalmente, nel senso di scalare posizioni all'interno di un'azienda; anche nell'ambito personale dell’apprendimento, la sfida delle missioni e delle nuove esperienze e delle situazioni fra colleghi, clienti e competitori.  È l’insieme di tutte queste attività che ci consente di evolvere e sentire la soddisfazione e il benessere personale.

Come abbiamo già detto, la nostra generazione si differenzia da quelle precedenti per il desiderio di evolvere durante la propria carriera professionale non in modo verticale, ma in linea con le opportunità, circostanze e desideri che segnano la propria esistenza.  Possiamo parlare di flessibilità, spirito avventuriero, ricerca di nuovi orizzonti, accettazione di rischi, versatilità o passione per le sfide, non importa...è una realtà. In media non trascorriamo più di quarant’anni (nemmeno venti) nella stessa impresa. 

Le nuove generazioni non si accontentano, continuare nello stesso posto è, solito, sinonimo di blocco, conformismo, mentre quello che cerchiamo è crescita, cambiamento, affrontare nuove sfide, riscrivere la bozza del nostro “curriculum vitae” sapendo che la nostra vita personale e la nostra carriera professionale si incroceranno in un orizzonte comune.  

E tu? Cosa apprezzi di più? Fattori per avere il lavoro dei sogni

Vivere per lavorare o lavorare per vivere?  Si tratta di trovare un compromesso, un equilibrio tra la vita lavorativa e quella privata, perché perfino le persone che hanno una vocazione hanno bisogno di disconnettere dal lavoro.  Il mondo delle aziende tende verso la flessibilità degli orari, il telelavoro e la riduzione delle giornate lavorative. Non c’è da sorprendersi quando, secondo i sondaggi, la “libertà oraria” è il fattore più apprezzato dai lavoratori, prima dell'ambiente lavorativo, lo stipendio, un buon capo e i benefici sociali.

Sono questi fattori o la loro mancanza a determinare l'indice di turnover, perché se non stiamo lavorando per il nostro sogno, il minimo è che questi fattori di benessere lavorativo ci soddisfino.  

lavoro dei sogni e realtàIn alcuni casi, il turnover è dovuto al fatto che i collaboratori ricevono offerte migliori da parte di altre aziende, ma in molti altri, l’uscita è dovuta alla mancanza di possibilità dello sviluppo professionale o personale all’interno dell'azienda in cui si trovano. E' infatti importante che i collaboratori si identifichino con la filosofia aziendale e che il clima agevoli la loro integrazione.

Dal lato aziendale, responsabili delle risorse umane affermano che ci impiegano tra 1 e 5 mesi per colmare i posti liberi e molti di loro riconoscono di aver avuto difficoltà nell’ultimo anno per trovare una sostituzione. Questa mancanza di candidati con l’esperienza o le competenze richieste, insieme a delle aspettative salariali elevate sono le principali motivazioni che adducono le imprese per la scarsità di talento e la loro difficoltà di trovare i candidati adeguati.

Secondo le previsioni di Manpower Group la Fondazione I+E, nel prossimo decennio ci saranno 25.000 nuovi posti di lavoro per i quali non ci saranno candidati preparati, dovuto alla discrepanza fra l’orientamento offerto agli studenti e l’evoluzione del mercato lavorativo.  Pertanto, per tutti coloro che non hanno le idee chiare sulla propria vocazione, non preoccupatevi, siete ancora in tempo per lanciarvi in queste nuove professioni per trovare la vostra realizzazione personale e professionale.

Pubblicato da Gaetano Angiuli
il 21 maggio 2019

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