Talenti in azienda

Dal caso Higuain ai talenti in azienda: gli errori da non commettere

“Una cosa è avere talento. È un’altra cosa scoprire come usarlo”. Lo affermava già il cantante-attore Roger Miller negli anni passati, se ne parli ancora di più oggi in cui il tema del talento è molto dibattuto tanto in ambito sportivo quanto in quello professionale.

E’ ormai sulla bocca di tutti la clamorosa ‘fuga’ di Higuain al Chelsea dopo solo sei mesi trascorsi a Milano, nella squadra rossonera dell’A.C. Milan.

Lo ammetto subito: sono un tifoso di questa squadra fin da piccolo (le tradizioni familiari trasmesse di Padre in figlio) e questa vicenda non mi ha fatto felice. Anzi. Tantissimi i tifosi che ancora in queste ore stanno letteralmente sfogando la loro delusione per questa scelta dell’attaccante argentino di fuggire da Milano dopo così poco tempo e dopo l’investitura di Leader che la società gli aveva fatto e aveva prontamente pubblicizzato. Una sorta di “Un campione che ci può riportare ai fasti di un tempo con la sua classe, la sua mentalità vincente, le sue qualità, il suo carisma”. Eppure, dopo soli 6 mesi, tutto è precipitato fino all'epilogo più inaspettato: Higuain ha scelto di andare via e approdare in una squadra allenata da un tecnico che nel recente passato è stato il ‘padre sportivo’ del ragazzo. Con buona pace di tifosi e dirigenti milanisti.

Ma è davvero, solamente, una questione di ingratitudine da parte del talentuoso attaccante sudamericano, oppure qualche responsabilità per il finale della vicenda è da imputare anche alla società milanese?

Ma cosa significa ‘valorizzare i talenti’?

I manuali di teoria potrebbero fornire una serie pressoché infinita di teorie e definizioni sull'argomento. Ma sappiamo tutti molto bene le realtà aziendali spesso differiscono dalla teoria. Uno degli aspetti principali di valorizzazione dei talenti riguarda l’involvement, il coinvolgimento delle persone, anche (e soprattutto) nelle attività più strategiche e caratterizzanti dell’azienda: i collaboratori ne sono l’anima e per poter dare il meglio, devono sentirsi parte attiva di questa.Valorizzare talenti

Le aziende non devono temere di costruire rapporti di fiducia, di responsabilizzare e motivare i dipendenti ad essere ‘l’azienda dentro l’azienda’ inteso come essere internamente quella stessa realtà positiva che con tante energie si vuole comunicare all'esterno. Attenzione però a non voler forzare le situazioni!

Ciascuna persona è dotata di un proprio carattere e di una propria personalità, per cui, rimanendo all'interno della vicenda Higuain-Milan, non si può forzare qualcuno ad indossare i panni del Leader quando risulta evidente che la sua personalità non gli consente di sopportare tale investitura. Le persone vanno prima comprese e successivamente messe in condizione di esprimersi al massimo in sintonia con le proprie caratteristiche caratteriali ed umane.

Primo errore della Dirigenza rossonera.

Chi riconosce e dona valore alla Leadership del Talento

Il Team. Non esiste alcun altro modo per permettere al Talento di essere riconosciuto se non quello di far sì che il gruppo di persone con cui dovrà collaborare lo riconosca come elemento valido e che li possa, nel presente o nel futuro, guidare.

Valorizzare talentiImporre un ruolo di Leader è controproducente sia per l’azienda, sia per il Team, sia per il Talento: la prima non avrà i risultati che si aspettava e non avrà quel ritorno sull'investimento tanto atteso; il gruppo si troverà in una situazione di non-equilibrio che può portare a spaccature e malessere che inciderà irrimediabilmente sul risultato finale; il Talento si troverà ad essere solo contro tutti oppure l’elemento che ha causato quella situazione negativa e non sarà contento di continuare a resistere in una situazione così pesante, cercando di uscirne il prima possibile.

Il Talento non deve essere ‘abbandonato’ a sé stesso o, peggio, dato per scontato perché riconosciuto dalla Leadership. Deve essere accompagnato nel processo di crescita e di valorizzazione costante all’interno dell’ambiente in cui agisce.

Lo spogliatoio del Milan non aveva riconosciuto, negli atteggiamenti di Higuain, quel Leader capace di guidarli tra le difficoltà che ci sarebbero state. E alla fine, l’investitura della Dirigenza non riconosciuta dal Gruppo, ha generato in Gonzalo la voglia di scappare da una situazione in cui era il talento solo con sé stesso.

Secondo errore della Dirigenza Milanista.

Disinnescare la piega negativa del narcisismo per coltivare i talenti

Il narcisista per antonomasia è colui che crede di essere superiore agli altri, speciale, unico e si aspetta che gli altri lo riconoscano esattamente così.
E’ spesso completamente impegnato in fantasie di successo, di potere, di fascino e finisce per pensare di sentirsi capito solamente da persone speciali ed in vista (Sarri, ndr) e, quindi, fare di tutto per doverle frequentare.

Questo tipo di atteggiamento può essere proprio della persona o indotto da chi, dall'alto, lo ha investito del ruolo di Leader e trascinatore del gruppo. In ogni caso è deleterio per l’ambiente perché il narcisista non mostra interesse verso i bisogni dell’altro, non se ne cura più di tanto, portando a creare diversi problemi relazionali con le persone intorno a lui.
Il narcisista è inoltre molto sensibile e attento a ciò che può ferire la sua autostima.
La critica può tormentarlo, farlo sentire umiliato e svuotato. Queste esperienze negative possono essere affrontate con sdegno e rabbia, fino ad arrivare a sintomi depressivi.

Il Talento non può abbandonarsi o rinchiudersi in un uno stato narcisistico ed è anche compito dell’impresa scongiurare questa deriva comportamentale.
Esso deve essere spronato alla valorizzazione delle sue capacità messe a servizio del gruppo; deve essere supportato nei momenti di difficoltà e, perché no, coccolato.
Ma non deve essere trattato con favori ed eccezioni irraggiungibili per tutti gli altri compagni di team, perché questo genera disequilibrio e instilla l’avanzamento di atteggiamenti capricciosi e sempre più egoistici.Valorizzare talenti

A Higuain è stato permesso tutto con troppa morbidezza, anche nel poter non-rispettare alcune delle regole comuni osservate, invece, da tutto il gruppo (e se non fosse stato per l’allenatore Gattuso, avrebbe ecceduto molto di più).
Da qui la sensazione di giocatore unico, speciale che si è sentito, alla fine del percorso, incompreso e fuori luogo perché attorniato da persone non al suo livello.

La rottura dell’incantesimo tra l’attaccante argentino e il Milan si è verificata nella partita contro la sua ex squadra, la Juventus: il rigore fallito, la rabbia per il crollo delle sue aspettative di talentuoso eroe, la conseguente espulsione e la sconfitta al termine della partita, hanno causato la rottura del sogno che avevano inculcato anche a Gonzalo, portandolo alla decisione drastica di raggiungere l’allenatore che, per lui, rappresenta la sola persona che lo comprende.

Il terzo errore della dirigenza milanista è stato quello di non saper incanalare e costruire nel tempo un sano ruolo di leader che non è ‘diverso’ dal gruppo ma un membro ben inserito e rappresentativo di questo.

‘Good luck’ a tutti i talentuosi Higuain e a tutte le dirigenze che danno vita a questo strano ma meraviglioso mondo del lavoro.

Pubblicato da Mattia Murnigotti
il 1 febbraio 2019

Categoria
risorse umane, Articoli, comunicazione interna, Talento

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