Best practices per recruiters

Le best practice per recruiter nel 2019

«Avete realizzato qualcuno dei buoni propositi che vi eravate ripromessi a inizio anno?». Se non avete già abbastanza sul tema “Tendenze HR nel 2019” o “Buoni propositi per gli HR per il 2019” e cercate ancora ispirazione, ecco un piccolo contributo alle vostre riflessioni.

Il 2019 è rimasto perfettamente in linea con il 2018, sotto il segno dei KPI, dei dati e dell’esperienza dei candidati. Le tendenze? Sempre le stesse! I buoni propositi : efficacia, benevolenza, audacia e creatività. 

Basta perder tempo 

L’analisi dei vostri KPI non lascia dubbi, perdete troppo tempo in un ambiente concorrenziale nel quale i talenti cercano datori di lavoro reattivi e attenti. Bisogna essere sempre più veloci, ma con uno sguardo alla qualità ed evitare che le vostre selezioni diventino casting.

Siete sommersi dai Cv? Passate ore ed ore al telefono con profili che poi vi sfuggono? Forse vi state iniziando a rendere conto che questo tipo di attività sono veramente time consuming ed il vostro contributo è pressoché minimo.

Allora è deciso, il modo per smettere di perdere tempo è automatizzare quelle attività a basso valore aggiunto. E c’è una buona notizia: non avete che l’imbarazzo della scelta.

I tre compiti che in generale vi fanno perdere più tempo:

  1. La selezione dei Cv
  2. La preselezione dei profili
  3. La pianificazione dei colloqui

Le tre migliori soluzioni che possono aiutarvi ad ottimizzare il tempo per queste tre attività sono:

  1. Una chatbot che vi assista nella raccolta e filtraggio delle candidature
  2. I video-colloqui in differita che sostituiscano la preselezione telefonica
  3. Un sistema automatico che pianifichi e organizzi i colloqui sulla base degli impegni che avete già in agenda

Prendersi cura dei candidati

Best practices per recruitersAvete mai sentito la parola «care»? Perché, se nel 2018 l’esperienza del candidato ha, in qualche modo, soppiantato l’employment branding, nel 2019 questo trend è diventato più che mai attuale. Durante le selezioni, prendersi cura dei candidati non è più un’opzione ma una necessità

Numerosi studi dimostrano che c’è stata un’evoluzione delle attese dei candidati verso una maggiore considerazione e reattività da parte delle aziende per cui applicano. Perché se il 64% dichiara di non ricevere alcun feedback alla propria candidatura, 1 su 5 intraprenderà un’azione negativa in seguito ad una brutta esperienza. Non si tratta solo di proporre una selezione ‘simpatica’ o ‘divertente’, ma prestare un’attenzione particolare a ognuna delle tappe del processo di selezione, soprattutto quando il feedback è negativo.  

Le regole d’oro del «candidate care»: mettersi nei panni del candidato, essere benevolenti, onesti e dargli un riscontro! Cercate di comprendere i loro bisogni e adattate i vostri processi di selezione per offrire un’esperienza che sia all’altezza dei valori che volete veicolare. Non ne beneficerà soltanto la buona reputazione dell’azienda, ma anche la vostra immagine di recruiter.

Infine, non abbiate paura di dare brutte notizie, è sempre meglio del silenzio, scegliendo il mezzo di comunicazione più efficace in funzione del livello raggiunto dal candidato nella selezione. 

Osare nuove soluzioni per il recruiting

Best practices per recruitersI recruiter devono provare ad osare, perché si sta disegnando una forte tendenza in questo senso: è imperativo offrire nuovi metodi di selezione e valutazione dei candidati.

Perché? Semplicemente perché con l’inversione dei rapporti di forza tra recruiters e candidati, questi ultimi pretendono esperienze innovative, che si adattino alle loro necessità (di tempo, di spostamenti, valorizzazione della personalità più che delle competenze tecniche…).

Ne è prova uno studio di fine Gennaio 2019 (“I candidati e i video-colloqui in differita- edizione 2019”) secondo cui per il 47% dei candidati il vantaggio principale di questo metodo sta nel fatto che hanno scoperto un nuovo metodo per la selezione dei candidati.

E ci si potrebbe spingere oltre: perché non prendere in considerazione la possibilità di applicare l’intelligenza artificiale ai processi di recruiting? Fa paura, mette timore ma solo perché veicola una serie di pregiudizi, secondo cui il ruolo del recruiter verrebbe messo in secondo piano. Le cifre parlano chiaro: se il 44% dei recruiter è ancora diffidente, il 41% di questi la vede positivamente (studio Robert Walters). Non dimentichiamo che l’intelligenza artificiale non ha l'obiettivo di rimpiazzare gli HR ma, al contrario, di aiutarli a trovare il potenziale dei candidati al di là del semplice Cv.

Siate creativi ma soprattutto siate Social

Secondo uno studio interno Robert Walters l’81% dei candidati alla ricerca di un lavoro passa per i Social Network e che l’87% delle aziende vi posta offerte di lavoro. Un dato nuovo che spinge ad essere più creativi di prima e che lascia intendere che forse non siete più voi a condurre i giochi durante il processo di selezione: nella maggior parte dei casi sono i candidati che scelgono l’azienda e non solo il contrario. Non potete accontentarvi, come avete sempre fatto, di postare un annuncio e aspettare che le candidature cadano dal cielo in risposta alle vostre preghiere.

Best practices per recruitersE' bene smettere di crede che basti postare un annuncio di lavoro ed i candidati arriveranno automaticamente. Non abbiate paura di investire nella comunicazione perché sarà la chiave di una buona strategia per attrarre i candidati.

In effetti, sottolinea il fondatore di  Super Agence in un articolo per Forbes, è importante destinare una tipologia di comunicazione direttamente nei confronti dei candidati e non trattarli più come se fossero solo clienti,

I budget per la comunicazione nei confronti dei candidati, però, non sono ancora ai livelli di quelli investiti nel marketing, perché solo il 5% dei budget generali (dato EY)  viene destinato alla comunicazione per i candidati. Eppure è importante che questa sia coerente con l’immagine che l’impresa vuol dare di sé.

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Pubblicato da Gabriella Di Gangi
il 3 giugno 2019

Categoria
Articoli, HR trend 2019

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